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Taxa più rappresentati: Graminaceae Trifolium Euphorbia Silene

Gp. Dianthus sylvestris

Gen. Dianthus

Fam. Caryophyllaceae

Div. coripetale superovarie a fg. opposte

Cla. Dicotiledoni
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Vengono qui riunite le specie con fi. isolati e distanziati (spesso anche un unico fi. su ciascun f. fiorifero), con petali appena dentellati e squame dell'epicalice brevi. Questo gruppo è caratterizzato da una notevole variabilità geografica, non ancora interpretata soddisfacentemente, ed ulteriorm. confusa dalla selezione di numerosi ceppi coltivati (piante ornamentali!). Per una discussione della bibliogr. cfr. Pignatti S., Giorn. Bot. hai 107: 209 (1973).

Gr. polimorfo nel quale possono venire distinte numerose razze locali, che tuttora attendono una sistemazione soddisfacente. Come D. longicaulis Ten. viene comunem. intesa la pianta dell'It. Merid., spesso indicata anche come var. nodosus Auct Fl. Ital. non Tausch, var. garganicus (Ten.) Fiori, ecc.; essa presenta squame dell'epicalice in alto troncate e brevem. mucronate; il calice non presenta nervi evidenti nella metà basale. Dalla Gravina di Leucaspide pr. Taranto è descritto D. tarentinus Lacaita, che per tutti i caratteri più significativi rientra qui, però ha fi. in ogni parte più piccoli (calice di 20 mm con denti di 4-5 mm; petali con lembo di 4-5 X 5-8 mm, appena dentellati). Pure scarsam. differenziato è D. siculus Presi, noto della Cal., Sic., Sard. e Cors., che si distingue da D. longicaulis Ten. per le squame ad apice più acuto ed il calice con nervi quasi raggiungenti la base. Qui va (fide Strobl) riferito anche D. gasparrinii Guss. Probabilm. anche il D. godronianus Jordan, che gli AA. francesi indicano per la Cors. e la Francia Merid. può rientrare in questo complesso di razze locali. Più fortem. differenziato è Sp. Dianthus arrostii, che è più robusto in ogni parte, ha fg. più larghe, dentellate sul bordo, ecc. Quest'ultima sp. si distingue ancora per le squame dell'epicalice leggerm. patenti anziché strettam. avvolgenti il calice, però questo carattere può presentarsi in via eccezionale anche in singoli fi. di Sp. Dianthus sylvestris e quindi non può essere considerato esclusivo. D. gratianopolitanus Vill. ( = D. caesius Sm.) si differenzia per i petali barbati e le fg. cauline con guaine brevi (1-2 mm). Il monografo (Novak in Acta Fac. Rer. Nat. Carol. 51:9) segnala questa sp. per «Agordo, Belluno, M. Baldo, Ponte di Legno, Adamello, V. Brembana, S. Bernardino in V. Mesocco, ecc.», però nessuna di queste indicazioni è stata recentem. confermata; l'indicazione per il Braulio (Comolli) va riferita a Sp. Dianthus arrostii (Furrer e Longa). È segnalato ancora nella Valtournanche e Val Susa il che apparirebbe più credibile, per la vicinanza con l'areale parziale nel Delfinato (Grenoble [l'antica Gratianopolis], Lautaret). Comunque, per il momento non ci sono prove certe che questa specie viva in Italia. D. caryophyllus L. è un binomio che, usato in senso collettivo, include Sp. Dianthus sylvestris e Sp. Dianthus arrostii, mentre in senso stretto (var. coronarius L.) è limitato alle sole piante coltivate per uso familiare (Garofanini). Queste si distinguono da Sp. Dianthus sylvestris per le fg. più larghe (2-4 mm), il fi. pieno e generalm. sterile, molto profumato ed i petali maggiori, cioè proprio per i caratteri selezionati dagli orticultori. Si tratta di ceppi derivanti verosimilm. da diverse razze di Sp. Dianthus arrostii o di sp. vicine, che hanno in comune solo caratteri esteriori, di scarso peso tassonomico. Allo stato spontaneo sono segnalate «qua e là nella Pen. e Sard.» da Fiori, in Dalmazia da Strobl, nel settore Ibero-atlantico da Fournier, ed in varie zone dell'Eur. Merid. da Tutin in Fl. Europ., però non sembra che alcuno di questi AA. abbia constatato direttam. l'esistenza di popolazioni selvatiche: sembra dunque che non si tratti di una vera unità biologica, ma piuttosto di un esempio di «specie immaginaria».

Il Garofano coltivato industrialmente in Riviera è ancora più grande (fg. larghe fino ad 1 cm, fi. pieni con calice diam. 1-2 cm e corolla diam. 6-8 cm). Esso forse deriva da Sp. Dianthus rupicola e Sp. Dianthus arrostii e pare sia esistito già nell'antichità, però diviene comune solo in epoca recente (Hehn lo definisce «die Blume der italienischen Renaissance»).
1 Calice con denti generalm. ottuso-mucronati lunghi 2.5-5 (7) mm; fg. basali larghe 0.5-1.5 mm
  2 Fg. sul bordo cosparse di dentelli lunghi 0.1 mm circa (lente !)
   3 Coppia sup. di fg. (subito sotto al fi.) con lamina di 3-10 mm; squame dell'epicalice con mucrone ben sviluppato e di regola più lungo che largo Sp. Dianthus sylvestris
   3 Coppia sup. di fg. ridotte alla sola guaina, ingrossata a coppa e priva di lamina; squame dell'epicalice con mucrone subnullo Sp. Dianthus sylvestris
  2 Fg. liscie, senza dentelli sul bordo o raram. con pochi dentelli nella zonabasale Sp. Dianthus sylvestris
1 Calice con denti a forma di triangolo acuto, lunghi 7-8 mm; fg. basali larghe 2.0-2.8 mm Sp. Dianthus arrostii
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