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Taxa più rappresentati: Graminaceae Trifolium Euphorbia Silene

Sp. Asparagus officinalis

Gen. Asparagus

Fam. Liliaceae

Cla. Monocotiledoni

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F. eretti, glabri, ramosissimi. Cladodi molli, lineari (0.2 X 10 mm), acuti, lisci, in fascetti di 3-6; squame membranacee triangolari, quelle alla base dei rami, di 3 X 6 mm, acute, brevem. speronate. Fi. isolati o appaiati (raram. 3-4) alla base dei rami; peduncoli (1 cm) capillari, incurvati, con un ingrossam. (articolazione) a ⁴∕₇, ovv. ⁵∕₉ (cioè poco oltre la metà del peduncolo in direzione del fi.); perigonio biancastro (5 mm), a campanella, con 6 dentelli subpatenti; antere 1.5 mm, lunghe circa quanto il filam.; bacca sferica (6-7 mm), rosso-scarlatta.

Euri-Medit.

Pad., Lig., Pen., Sic. e Cors.: C, ma in molte zone solo inselvatichito.

Bibl.: Zlim B., Z. Pflanzenzucht. 56: 1-26 (1966).
 
Usi - L'Asparago era noto già agli antichi Romani; raccolto dapprima da piante selvatiche (anche i giovani getti di Sp. Asparagus acutifolius sono commestibili), ne sono stati in seguito derivati, probabilm. in Italia, i ceppi adatti per la coltura, che viene effettuata soprattutto nelle bassure lungo le coste, l'ambiente nel quale è verosimile che l'Asparago vivesse anche in condizioni naturali. I getti giovani (turioni) sono cilindrici, carnosi e commestibili (in certe cultivar anche 1-2 cm di diam.), bianchi, oppure ± verdi o violacei; il sapore è dolciastro, gradevole.

Confus. - Per i rapporti con Sp. Asparagus tenuifolius e Sp. Asparagus acutifolius cfr. queste specie.
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