Fork me on GitHub
Ricerca avanzata Taxa presenti Osservazioni botaniche
Taxa più rappresentati: Graminaceae Trifolium Euphorbia Silene

Sp. Cyperus papyrus

Gen. Cyperus

Fam. Cyperaceae

Cla. Monocotiledoni

Registrati per condividere una segnalazione di questa pianta
Rz. legnoso grossissimo; f. eretto, trigono, afillo, grosso (diam. 2-3 cm). Fg. solo sui getti sterili, larghe fino a 8 mm. Inflor. ampia, ombrelliforme, con raggi lunghi 1-3 dm; spighe paglierine, strettam. lanceolate (8-20 mm); achenio fusiforme-trigono.

Africa Tropic.

Sic. Orient. alla sorgente Ciane pr. Siracusa: C, ma localizz.

Storia - Il Papiro, grazie anche all'elegante aspetto delle sue inflor. è pianta emblematica per la fascia africana equatoriale. Nell'area mediterranea era ben noto nel III e II millennio av. Cr. soprattutto in Egitto ed a Creta. Oltre agli usi ornamentali il Papiro forniva alimento (midollo), fibre tessili, combustibile (i rizomi) e la materia prima per svariati usi tecnici, anche per la costruzione di imbarcazioni. L'uso più importante era tuttavia per ricavarne una sorta di carta estremamente resistente, che si otteneva dal midollo del fusto, preparato in sottili striscioline ed incollato da fresco in modo da formare fogli più grandi. Durante millenni nell'antichità la cultura venne tramandata per iscritto quasi soltanto grazie ai papiri (l'uso della pergamena, ricavata da pelli di ovini, inizia solo durante l'impero romano) ed essi, giunti fino a noi in gran copia, soprattutto dalle zone archeologiche egiziane, costituiscono la più genuina fonte d'informazione sulla vita degli antichi. Il nome più antico di questa pianta è biblos, derivato dall'omonima città della Fenicia che ne praticava l'esportazione; da esso deriva la parola greca per indicare il libro e nelle lingue moderne il nome della Bibbia, il libro dei libri. Di origine oscura la denominazione pàpuros (da cui il nostro papiro), diffusasi soprattutto nel periodo ellenistico, quindi relativamente tardi; da essa deriva il nome della carta in molte lingue moderne dell'Europa (ted. Papier, ingl. paper, frane, papier, spagn. papel etc.). In Sicilia il Papiro era abbastanza diffuso (oltre alla sorgente Ciane anche a Palermo, Melilli, Fiumefreddo, Spaccaforno ed all'Alcantara) e si ritrovava pure in Calabria e nelle Is. Maltesi: in tutti questi luoghi era certamente coltivato ed è ora scomparso oppure ridotto a pochi individui mantenuti a scopo ornamentale. Più complesso è il problema del popolamento alla sorgente Ciane. Quasi tutti gli autori che si sono occupati dell'argomento concordano nel ritenere anche questo di origine colturale. Il Papiro sarebbe stato introdotto in Sicilia dagli arabi: esso infatti viene nominato per Palermo da Mohamed Ibn Haucal, che percorse la zona nel 972-73. Questa opinione viene riportata da Parlatore e dopo di lui dal Fiori, da Hehn. in Hegi e dal monografo Kükenthal; invece già il Cirillo (1796) citava un passo di Gregorio Magno che nel 599 (cioè assai prima dell'invasione araba) indicava il Papiro come crescente in Sicilia. Così Chiovenda (Lavori Ist. Bot. Modena 1, 120 pagg., 1931) in uno studio molto documentato veniva ad affermare che il Papiro della sorgente Ciane in realtà fosse pianta indigena. Contro questa opinione insorse Pampanini (N. Giorn. Bot. Ital. n.s. 40: 1-62, 1933) con uno scritto assai notevole per l'eleganza del linguaggio, la profonda erudizione e la geniale correlazione tra informazioni linguistiche e distribuzione geografica di piante coltivate; rispose nuovamente il Chiovenda (Lavori Ist. Bot. Modena IV, 27 pagg., 1934) in tono rudemente polemico, ribadendo i propri argomenti e portandone alcuni di nuovi. Contro l'indigenato del Papiro in Sicilia stanno alcuni argomenti: la completa mancanza di notizie per l'antichità classica (eppure la zona era stata ben descritta da Erodoto e Tucidide, neppure Plinio ne fa cenno, mancano figure del Papiro nelle monete siracusane); la lontananza da zone nelle quali il Papiro è sicuramente spontaneo (Sudan, Tchad, Kamerun); la quasi completa sterilità dei frutti; la mancanza di altre piante tropicali nella zona di Siracusa; la mancanza di un nome volgare siciliano per questa pianta. Ma anche in favore dell'indigenato si possono portare argomenti molto seri: in tutte le zone dove era coltivato (Egitto, Palermitano, Calabria etc.) il Papiro con l'abbandono della coltura è rapidamente scomparso, mentre sul Ciane si mantiene in modo del tutto spontaneo; inoltre la specie linneana si compone di almeno 7 entità subordinate con valore di razze geografiche: le piante della Sicilia costituiscono una stirpe endemica con caratteri ancestrali, affine a quella dello Zaire ed Angola, mentre le piante coltivate in Egitto rappresentano il tipo della specie, diffuso nel Sudan, e di aspetto assai differente. Si dovrebbe dunque escludere, che le piante siciliane possano derivare da quelle egiziane. Si può ancora rispondere ad alcuni argomenti portati contro l'indigenato: nonostante la mancanza di notizie, il Papiro doveva esistere già nell'antichità presso Siracusa, infatti la prima data certa è il 599 d.C, ma non è verosimile che l'introduzione fosse avvenuta nel periodo turbolento delle invasioni barbariche, e lo stesso Pampanini ipotizza tale introduzione come avvenuta nel 1 secolo d.C; la quasi completa sterilità non prova nulla, è anzi comprensibile in una pianta ai limiti d'un areale amplissimo (si pensi ad es. a Trachomitum venetum o Haplophyllum patavinum, specie certo spontanee in Italia); infine Chiovenda ha anche trovato un nome popolare siciliano (Pilucca), linguisticamente indipendente rispetto a Papiro. In favore dell'indigenato del Papiro in Sicilia si pronuncia anche più recentem. Malerba L., Storia della pianta del Papiro in Sicilia etc. - Bologna 112 pagg. (1968). Tenuto conto di tutti questi argomenti, mi sembra che l'ipotesi più verosimile resti quella del Chiovenda. Possiamo pensare che effettivamente durante il tardo Terziario il Papiro avesse un areale continuo dall'Africa alla Sicilia: si trattava del tipo ancestrale con antere appendicolate (che ancor oggi si ritrovano in 6 su 8 specie della Sez. Papyrus), che sarebbe dunque coevo dell'elefante nano e dell'ippopotamo di Pentland, diffusi in Sicilia durante questo periodo. Con i mutamenti climatici successivi la popolazione siciliana rimase isolata e finì per ridursi alla sola stazione relittuale della sorgente Ciane. Nel periodo successivo si ebbe invece l'espansione di una nuova razza di Papiro ad. antere senza appendici, che invase tutta la fascia sudanese, separando completamente la popolazione siciliana da quelle (poco dissimili) dell'Africa meridionale: queste ebbero evoluzione indipendente, formando sottospecie distinte denominate subsp. siculus (Parl.) Chiov. e subsp. zairensis Chiov., mentre la razza ad antere senza appendici corrisponde alla subsp. antiquorum (Willd.) Chiov. e forse al typus della specie. Nell'epoca classica la piccola popolazione siciliana rimase ignorata, forse anche perché la sorgente Ciane era considerata sacra (al culto di Persefone); soltanto con l'interruzione delle comunicazioni con l'Egitto nel Medioevo l'importanza del Papiro siciliano, rimasto ormai unico in Europa, crebbe e l'esistenza di questa pianta venne ampiamente divulgata.
Privacy